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sabato 28 aprile 2018

Scrivi anche tu ai deputati "NO alla proroga, fuori l'acqua da ARERA!"

Il Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giorgio del Sannio accoglie l’invito del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ad una mobilitazione contro la proroga del mandato all'ARERA, Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ed esorta i Sanniti a scrivere un’email a tutti i deputati affinché si oppongano al Decreto Legge 30/2018 "Misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA)" con cui il Governo Gentiloni intende prorogare il mandato dell'ARERA. 
[il testo della email è scaricabile qui http://www.acquabenecomune.org/…/3703-2-3-4-maggio-scrivi-a…]
ARERA, infatti, e il Meetup lo ha sovente sottolineato anche negli ultimi tempi, ha agito SEMPRE ponendosi in contrasto con l’esito del referendum sull’acqua pubblica del 2011: ha fatto in modo che non venisse eliminata dalla tariffa la remunerazione del capitale investito reintroducendo i profitti garantiti per i gestori sotto la denominazione di “costo della risorsa finanziaria”; ha avallato l’esproprio di milioni di euro con l’addebito sulla bolletta dell'acqua di un “conguaglio ante 2012”, cosa che i Giudici di pace di Torino e La Spezia, nonché il Tribunale di La Spezia, hanno giudicato illegittima condannando l'azienda idrica locale a restituirlo agli utenti; ha praticamente sottratto ai Comuni rappresentati nelle Conferenze ATO locali, il diritto di stabilire una tariffa annuale dell’acqua trasparente, equa e giusta; ha dimostrato di non tutelare né il servizio idrico né gli utenti, ma solo gli interessi delle aziende che dovrebbe controllare ma dai finanziamenti delle quali dipende la sua stessa esistenza.
A ciò si devono aggiungere anche i pesantissimi compensi ai suoi 5 consiglieri, pari a quasi €1.400.000 l’anno pagato con le tariffe relative ai servizi gestiti.
Per questo motivo Elvira Santaniello, da anni impegnata per l’acqua pubblica, e tutti i cittadini attivi del Meetup sangiorgese, invitano la comunità sannita ad inviare nei prossimi giorni una email ai deputati, che si riuniranno in Commissione Speciale e in Aula alla Camera il 7 maggio prossimo con all'ordine del giorno l’approvazione del Decreto Legge 30/2018 , chiedendo che si facciano carico di presentare un emendamento soppressivo della norma che proroga il mandato del Collegio dell'ARERA e che si impegnino affinché venga fissato un incontro per argomentare il fondamento della richiesta di scioglimento di ARERA Settore Idrico ed il conseguente ritorno delle competenze al Ministero dell’Ambiente.
Questa richiesta si aggiunge a quella fatta specificatamente ai parlamentari del M5S, che l’acqua pubblica ce l’hanno nelle 5 stelle, al fine di creare nei tempi brevissimi tavoli di lavoro locali con esperti nella ripubblicizzazione dei servizi e a lavorare per imporre nei luoghi deputati il tema della gestione pubblica al 100%; a sostenere e a portare avanti il tema della gestione in house del servizio idrico per i piccoli comuni e per quelli che posseggono sorgenti sul proprio territorio; a portare in Parlamento la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia.
Ora più che mai è necessaria una radicale inversione di tendenza rispetto al modello attuale, che si potrà realizzare solo con la ripubblicizzazione del servizio idrico e con un nuovo sistema di finanziamento, basato non solo sulla tariffa, ma anche su finanza pubblica e fiscalità generale.

venerdì 20 aprile 2018

Gestione dell'acqua in house per i piccoli Comuni...perché nel Sannio non se ne parla?

E’ stato pubblicato oggi sul blog di Beppe Grillo un articolo che offre importantissimi spunti di riflessione sul concetto di acqua pubblica [http://www.beppegrillo.it/acqua-e-limone-la-battaglia-dell…/].
In questo articolo si fa riferimento al caso del Comune di Limone sul Garda il cui sindaco ha iniziato una battaglia contro Acque Bresciane per mantenere totalmente pubblica la gestione del servizio idrico.
Limone sul Garda, infatti, secondo l'articolo 64 del Collegato ambientale alla legge di stabilità, approvato a dicembre 2015 dal Parlamento ed entrato in vigore il 2 febbraio 2016, ha tutte le caratteristiche previste per la gestione in house: non solo ha meno di mille abitanti, ma si approvvigiona anche da fonti pregiate, sorgenti in parchi naturali o aree naturali protette, ed utilizza in maniera efficiente la risorsa tutelando il corpo idrico.
Nonostante ciò, una recente sentenza del Consiglio di Stato ha imposto al Comune il divieto di gestione del proprio acquedotto, per cui il Sindaco si è rifiutato di riconsegnare le chiavi dell’impianto ed ha immediatamente fatto riscorso.
Questa situazione paradossale mette davanti ai nostri occhi in maniera nuda e cruda il fatto che, nonostante la legge consenta la gestione in house quando un Comune ha specifiche caratteristiche, l’obiettivo del profitto è sempre più spesso predominante rispetto al concetto dell’acqua bene comune e fuori dal mercato, sancito dal voto di 27 milioni di italiani.
Praticamente, anche quando e dove la legge lo consente, il voto degli italiani viene calpestato!!!
Ebbene, ritengo che il caso di Limone debba essere un esempio ed uno sprone per il Sannio e per l’Irpinia, considerata la presenza in questi territori non solo di piccoli comuni montani ma anche di comuni che si approvvigionano a sorgenti di pregio.
Perché, dunque, non sfruttare le opportunità fornite dalla legge per ritornare ad una gestione totalmente pubblica?
La risposta pare scontata: la politica, quella del PD in particolare, che da anni ha dato vita a tutti i possibili appoggi normativi atti a favorire i privati per la gestione dei servizi (trasporti, rifiuti, e naturalmente acqua) pare essere uno dei peggiori deterrenti alla ripubblicizzazione!
Tuttavia, c’è un’altra domanda da porsi: perché in Irpinia e Sannio né ambientalisti né comitati né soprattutto il M5S, l’unica forza politica che ha l’acqua pubblica tra i temi fondanti, si sono interessati di questa opportunità fornita dalla legge che potrebbe creare un corto circuito all’interno delle attuali società di gestione del servizio idrico, in bilico tra fallimenti e fusioni???
In verità, sembra proprio che il tema della ripubblicizzazione faccia paura un po’ a tutti, da una parte a coloro che, ambientalisti, comitati, sindaci e amministratori in generale, probabilmente, non vogliono scontentare i propri politici di riferimento, dall’altra ai pentastellati eletti a tutti i livelli, probabilmente imbarazzati dal dover affrontare il tema della non proprio effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico a Roma e a Torino.
Oggi, però, non è più tempo di cincischiare!
Le fonti presenti nella nostra terra hanno necessità immediata di essere tutelate, protette e gestite con società pubbliche al 100% in modo che l’acqua sia veramente vissuta come un diritto inalienabile di ognuno.
E adesso, stante il ruolo politico di preminenza assunto dal M5S , i tempi sono maturi per un’azione congiunta tra Parlamentari e territori che studi soluzioni compatibili per la gestione in house del servizio idrico nei Comuni aventi le caratteristiche previste dal Collegato ambientale e per la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia.
L’appello, dunque, è ai pentastellati eletti a tutti i livelli affinché, oltre a sottoscrivere l’impegno della donazione dei propri emolumenti per azioni di natura sociale, si assumano di fronte al popolo che li ha eletti la responsabilità di creare tavoli di lavoro per la ripubblicizzazione del servizio idrico in collaborazione sia con esperti giuristi che con i comitati locali.
Tra poche settimane si terrà l’assemblea dei Sindaci per l’approvazione del Bilancio di Alto Calore Servizi ma la situazione generale della società è già quasi completamente compromessa.
Siamo ormai ai titoli di coda, con i tentativi, peraltro miseramente falliti, di De Stefano per convincere i soci alla ricapitalizzazione da un lato e le azioni legali dei Comuni e le delibere per uscire dalla società dall’altro e nel mezzo l’incubo degli stipendi non pagati, dei pignoramenti e di un numero di lavoratori in esubero pari ad almeno 100 unità.
All’orizzonte, poi, c’è la prospettiva di una gara europea per l’affidamento del servizio, gara che la politica, nello specifico il PD e i partiti amici delle lobbies, assolutamente non vuole perché in questo modo non potrebbe più controllare la situazione. 
Ebbene, indipendentemente dal Bilancio, che secondo voci di corridoio dovrebbe comunque vedere la gestione corrente in attivo con il debito, invece, in continua e costante ascesa per effetto degli interessi, l’unica soluzione possibile per mantenere in vita ACS attualmente continua ad essere la fusione, in ottica acquedotto meridionale, con GESESA e Acquedotto Pugliese con il conseguente ingresso nella gestione di ACEA, figlia della grande multinazionale SUEZ.
Tutto ciò premesso, stante il fatto che sicuramente nei prossimi giorni sarà tutto un proliferare di comunicati dei partiti, dei movimenti, dei comitati con i quali tutti vorranno dire la loro, è necessario ribadire alcuni punti fermi: 
• Il referendum sull’acqua pubblica del 2011 non è stato rispettato perché l’allora partito di governo, il PD, doveva rendere conto alle lobbies sue sostenitrici e finanziatrici
• Il PD nazionale è senza ombra di dubbio il responsabile di aver approvato norme che facilitano l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi, acqua in primis, nonostante l’acqua sia un bene comune e quindi un diritto imprescindibile dell’individuo
• Il PD irpino e sannita è senza ombra di dubbio il responsabile dello sfacelo attuale di ACS, vissuto, considerato e percepito per decenni come un poltronificio
Oggi, però, la situazione profondamente cambiata, il PD è un partito in profonda crisi e ha perso le elezioni in maniera pesante, di contro il M5S, ovvero quella forza politica che ha l’acqua pubblica tra i suoi principi fondanti, ha ottenuto un risultato molto importante e potenzialmente può anche andare al governo del Paese.
E’ necessario, quindi, oggi più che mai, che il M5S irpino e sannita la smetta una volta e per sempre di parlare soltanto, di teorizzare e pontificare di acqua e di gestione pubblica e ci dimostri coi fatti quali sono le azioni concrete da portare avanti per la reale ripubblicizzazione del servizio idrico.
A questo proposito è importante ricordare che il Presidente della Camera Fico ha citato proprio la necessità di rispettare l’esito del referendum sull’acqua pubblica sin dal suo discorso di insediamento ma nessuno ad oggi ha ancora detto la verità sulla ripubblicizzazione a Torino e a Roma. E qual è questa verità? 
Che a Torino è stata sì approvata la delibera di trasformazione dell’azienda idrica “SMAT s.p.a.” (soggetto di diritto privato i cui azionisti sono istituzioni pubbliche) in azienda di diritto pubblico, ma i fatti ci dicono che a fronte del fatto che lo Statuto di Smat prevede che il 75% dell’azionariato si dichiari favorevole alla trasformazione, il Comune detiene solo il 64% delle azioni. La restante parte è in mano ad altri 290 comuni della cintura torinese riconducibili al Partito Democratico, e quindi scarsamente interessati a portare a buon fine l’operazione.
A Roma, invece, accade che ACEA, che è sotto il controllo per il 51% del Comune di Roma, attraverso la sua controllata ACEA ATO 2 gestisce il servizio idrico della capitale. Ebbene, anche se con la Sindaca Raggi si è avvertito un certo cambio di rotta sulla questione investimenti per la manutenzione delle reti e sul potenziamento degli impianti di depurazione, non si è mossa una foglia sulla questione della separazione tra ACEA e ACEA ATO2 e della ripubblicizzazione di ACEA ATO2. Anche se ACEA è al 51% del Comune, infatti, gli utili che Acea Ato 2 produce grazie al settore idrico, ottenuti con aumenti tariffari, non tornano ad Acea Ato 2 nella forma di investimenti ma come crediti, su cui la controllata Acea Ato 2 paga ad Acea interessi di mercato. Ciò vuol dire che Acea presta con l' interesse ad Acea Ato 2 i soldi che quest'ultima ha guadagnato. Quindi, a ben vedere, a Roma la gestione dell’acqua non è per niente pubblica, nonostante anche qui sia stata approvata la famosa delibera di indirizzo.
In conclusione, considerato che GESESA è una controllata di ACEA che a sua volta è una controllata di SUEZ , cosa intende fare la nuova e nutrita platea di parlamentari sanniti e irpini nella eventualità di una nuova società formata da ACS, GESESA e AQP?
Sono disponibili a creare nei tempi brevissimi tavoli di lavoro locali con esperti nella ripubblicizzazione dei servizi e a lavorare per imporre nei luoghi deputati il tema della gestione pubblica al 100%? 
Sono disponibili a sostenere e a portare avanti il tema della gestione in house del servizio idrico per i piccoli comuni e per quelli che posseggono sorgenti sul proprio territorio?
E soprattutto, sono disponibili a portare in Parlamento la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia?
Per queste domande la popolazione sannita non vuole più risposte in politichese o i soliti spot e le fotografie davanti ai tribunali né tanto meno vuole assemblee pubbliche dove ci si parla addosso e quando si esce tutto è uguale a prima!!!
Mettano, pertanto, la loro firma sotto questi impegni e accettino, in pieno spirito di partecipazione democratica, il monitoraggio della loro azione politica da parte dei cittadini: sia questa la loro sfida alla politica dei partiti che hanno calpestato e continuano a calpestare gli esiti del referendum del 2011.

Anche se viviamo a San Giorgio del Sannio l’esempio da seguire deve essere Parigi, dove dal 1 gennaio 2010 è stata tolta alle multinazionali Veolia e Suez la gestione della rete idrica, con un risparmio di 35 milioni di euro l’anno e una riduzione dell’8 per cento della bolletta dell’acqua. 
Certo il cammino è lungo e irto di difficoltà come lo è stato per tutte le città che hanno voluto la ripubblicizzazione, tuttavia è l’unica strada da percorrere per vedere riconosciuto il DIRITTO ALL’ACQUA!!!

giovedì 18 gennaio 2018

Torniamo a parlare di acqua bene comune e di una consigliera che usa strumentalmente la questione acqua per mostrare che lei esiste!!!

Basta fare una semplice ricerca su google e digitare "aumento tariffe alto calore" per vedere che ci sono post su post, note e comunicati di sindacati, associazioni di consumatori amministratori locali e chi più ne ha più ne metta che dal 2009 si lamentano di continui aumenti delle tariffe idriche.
Tutti a lamentarsi, tutti a protestare … MA SOLO A PAROLE!!!
Ancora oggi, qualche sindaco alza la voce e qualche sparuto consigliere comunale, pentastellato peraltro, invece di entrare nel merito del problema acqua, lo strumentalizza per far vedere che fa opposizione!
CHIACCHIERE, CHIACCHIERE!!! SOLO CHIACCHIERE!!!
E per capirlo basta poco. 
Basta fare il giusto percorso a ritroso per vedere che tutto quanto si sta realizzando oggi, ovvero lo sfacelo di Alto Calore Servizi, è stato costruito apposta nel tempo da quegli stessi che di Alto Calore si sono appropriati per farla poi rientrare nel più ampio progetto nazionale della svendita ai privati della gestione dei servizi pubblici, acqua compresa!
Ma andiamo nell’ordine: nel luglio 2013, Lello De Stefano, in quota PD, viene eletto presidente dell'Alto Calore Servizi. In quel momento storico, a livello nazionale Governa il PD con Enrico Letta. Nel febbraio 2014 inizia il Governo Renzi, anch’esso PD.
Durante il Governo Renzi si susseguono una serie di provvedimenti fondamentali per comprendere il punto dove siamo oggi:
• lo Sblocca Italia (D. L. n. 133/2014, convertito nella Legge n. 164/2014), che ha avuto come obiettivo principale la concentrazione dei servizi pubblici locali nelle mani di poche grandi multi-utility capaci di competere all’estero e ha previsto che divenisse “gestore unico” (obbligatorio per ogni ambito territoriale) chi ha già in mano il servizio “per almeno il 25 % della popolazione” ( ovvero A2A, Iren, Hera e la famosa Acea che possiede il 15% delle quote di Gesesa etc) e poi la legge di Stabilità (legge 23 dicembre 2014, n. 190) ha incentivato i Comuni a privatizzare i servizi pubblici a rete (acqua inclusa) attraverso sconti sul Patto di Stabilità interno.
• il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della legge Madia, che, nei fatti indica ai comuni come la ripubblicizzazione dell’acqua debba essere solo una delle vie possibili, e ovviamente non la preferibile. Ed in più cancella di fatto anche l’altro referendum, quello sulla tariffa ovvero stabilisce che si tornerà a leggere in bolletta la voce la “adeguata remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato”
• la cancellazione dell'art. 6 della Legge per la Ripubblicizzazione dell'Acqua [legge “figlia” della Legge d’iniziativa popolare in materia promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua ma gradatamente depotenziata], ovvero l'abolizione di quella norma che prevede che l'acqua sia pubblica, che la gestione dell'acqua sia pubblica e che le infrastrutture dei servizi idrici siano pubbliche
Segue a livello regionale la legge di riordino del servizio Idrico nr. 15/2015 il cui art. 21 recita: “ai soggetti gestori titolari di affidamenti conformi al regime pro tempore di cui all’art. 172 del decreto legislativo n. 152/2006, al fine di favorire sinergie operative di gestione del ciclo, sono consentite, nel rispetto della normativa nazionale, operazioni societarie volte all’aggregazione e razionalizzazione delle gestioni esistenti, da attuare in conformità a quanto previsto dall’art. 3 bis del decreto legislativo n. 138/2011, anche ai fini della razionalizzazione delle partecipazioni degli enti territoriali (diminuzione delle cosiddette società partecipate)”.
Questa è la pezza d’appoggio per la tanto ipotizzata fusione di Alto Calore e Gesesa, cosa che è stata poi superata nel 2016 dal Progetto del Governatore della Puglia Emiliano, eminente esponente del PD, di creare l’Acquedotto del Sud.
Questo progetto si è evoluto nel tempo arrivando ai giorni nostri e acquisendo forza proprio poco tempo prima dello scioglimento delle Camere attraverso l’approvazione dell’emendamento Ginefra alla Legge di Stabilità, emendamento che prevede il prolungamento della concessione di Acquedotto Pugliese fino al 2021 e il trasferimento delle competenze dell’Ente Irrigazione in una nuova società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni (Puglia Campania e Basilicata), l’Acquedotto Meridionale appunto.
Quindi, secondo il progetto del PD, l’Ente Irrigazione, che gestisce gli invasi, verrà trasformata in una nuova società all’interno della quale le Regioni, Puglia, Campania e Basilicata, potranno conferire, in tutto o in parte, partecipazioni al capitale di società attive in settori o servizi idrici correlati.
In questa ottica, la Puglia, proprietaria in toto delle quote di Acquedotto Pugliese, trasferirebbe la propria parte nella nuova società, all’interno della quale avrebbe la maggioranza assoluta.
Questo progetto, secondo, il Presidente della Commissione Bilancio alla Camera, il PD Boccia, è perfettamente in linea con la Riforma degli invasi da lui proposta come relatore e che contiene un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro.
Fin qui sembrerebbe un progetto innovativo e positivo, che porterebbe alla normalizzazione delle tariffe e a nuovi investimenti per le reti e la loro manutenzione.
Quello che non viene detto, però, è che dietro il paravento di una governance affidata ad AQP, le cui quote sono della Regione Puglia, tutte le altre società di gestione hanno forti percentuali di partecipazione privata.
In questo giochetto, Alto Calore, che nel frattempo resta, per decisione dell’assemblea dei sindaci a maggioranza PD, gestore provvisorio fino al 2050, entrerà a pieno diritto, perché quella dell’ingresso nell’Acquedotto Meridionale è l’unica soluzione che consentirà di assorbire tutto il gigantesco debito accumulato .
In buona sostanza, quindi, il debito non è la motivazione dei disservizi e della scarsa manutenzione, bensì è insieme a loro la foglia di fico che nasconde il vero scopo : la svendita del servizio idrico ai privati!

Tutto ciò detto, davvero c’è qualcuno, consigliera pentastellata compresa, che crede che quatto o cinque sindaci avrebbero potuto fermare, proprio adesso che è in dirittura di arrivo, quello che è un disegno ormai maturo del Governo, del PD Nazionale e del PD Pugliese in particolare???
E, soprattutto, davvero la consigliera pentastellata di San Giorgio pensa che, in periodo elettorale specialmente, il PD possa farsi sfuggire la ghiotta occasione di spingere i propri sindaci da un carrozzone in declino a quel nuovo grande soggetto di interesse economico, cui il PDino Boccia farà destinare un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro???
Perché, di grazia,la consigliera, invece di giocare “a chi vatte e a chi prumette”, non ci fa sapere le motivazioni per le quali non risponde all’invito farsi promotrice dell’adesione del nostro Comune alla Carta di Bari per la salvaguardia delle fonti e degli acquedotti del Sud? 
Perché non interroga il Sindaco sull’argomento? Perché non ci fa sapere quali sono le azioni che vuole intraprendere a livello locale per informare la popolazione sulle prospettive di ripubblicizzazione del servizio idrico sul modello di Torino ad esempio?
Si è, forse, dimenticata che la nuova legge regionale di riordino del servizio idrico prevede una politica sull’acqua pubblica in continuità con quella della giunta Caldoro che era stata bocciata dalla Corte costituzionale, oltre ad essere in contrasto con il voto degli italiani nel referendum del 2011?
Non ha pensato nemmeno per un attimo che quando quest’estate è andata dal Presidente dell’ATO Colucci è andata dall’acquaiuolo a chiedere se l’acqua è fresca?
Ora più che mai, dopo quanto accaduto con la recente Legge di Bilancio, è chiaro che l’intento della politica è quello di arrivare direttamente alle fonti del mezzogiorno ed è necessario che tutti facciano la propria parte.
Consigliera compresa.






venerdì 29 dicembre 2017

Acquedotto Pugliese prepara le basi per la multiutility!!!



Acquedotto pugliese passa alla fase 2 entrando con la sua controllata ASECO, che già gestisce la stazione di compostaggio dei fanghi di Ginosa, nell'ambito dei rifiuti!!!
Dal 22 dicembre, infatti, la ASECO controlla, su ordinanza di Emiliano, l'impianto SIA di Cerignola, mettendo il primo mattone per la multiutility che ha in programma di creare Emiliano!!!

#nonditemichenonvelavevodetto

Banca Europea degli Investimenti eroga ad AQP un finanziamento di 200 milioni di euro

Subito dopo l'impegno del governo a creare l'Acquedotto Meridionale, arriva oggi l'annuncio della Banca Europea d'Investimenti di un finanziamento di 200 milioni di euro per le infrastrutture dell'Acquedotto Pugliese.
QUESTO SIGNIFICA CHE L'EUROPA AVALLA, ANZI FAVORISCE LA NUOVA FORMA DI GESTIONE CHE APRE AI PRIVATI!!!

L’Ente Idrico della Campania è favorevole all'Acquedotto Meridionale!

L’Ente Idrico della Campania, attraverso il presidente del Consiglio di distretto Irpinia-Sannio, Giovanni Colucci, ed il numero uno regionale, Luca Mascolo, fa emergere ad una sola voce: «Fermo restando che bisognerà prima conoscere nel dettaglio le condizioni di partecipazione, e qui toccherebbe all’Ente Idrico della Campania, Alto Calore avrebbe tutto da guadagnarci. Certamente l’ipotesi sarebbe da preferire alla possibilità di una gara europea»
Un altro aspetto a proposito del quale la costituzione di un grande gestore pubblico del Sud potrebbe giovare alla causa dell’Alto Calore, secondo l’Eic, è quello economico. Soprattutto se, come si ipotizza, il governo investirà ingenti risorse nell’iniziativa. A questo punto, la massa debitoria della società di Corso Europa – scenario remoto ma non impossibile – potrebbe essere affrontata. «Il gestore del Sud – chiosano quindi Mascolo e Colucci – potrebbe rappresentare un strada positiva per l’Alto Calore».

QUI l'articolo completo
L’emendamento Ginefra alla Legge di Bilancio 2018, approvato non nella sua forma originaria ma in una forma mediata che prevede il prolungamento della concessione di Acquedotto Pugliese fino al 2021 e il trasferimento delle competenze dell’Ente Irrigazione in una nuova società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni (Puglia Campania e Basilicata), costituisce l’appoggio normativo di cui il Governo PD aveva bisogno per creare il grande Acquedotto Meridionale, come proposto ed auspicato da Michele Emiliano!!!

Ma, praticamente, cosa accadrà?

Accadrà che l’Ente Irrigazione, che gestisce gli invasi, verrà trasformata in una nuova società all’interno della quale le Regioni, Puglia, Campania e Basilicata, potranno conferire, in tutto o in parte, partecipazioni al capitale di società attive in settori o servizi idrici correlati.
In questa ottica, la Puglia, proprietaria in toto delle quote di Acquedotto Pugliese, trasferirebbe la propria parte nella nuova società, all’interno della quale avrebbe la maggioranza assoluta.
Questo progetto, secondo, il Presidente della Commissione Bilancio alla Camera, il PD Boccia, è perfettamente in linea con la Riforma degli invasi da lui proposta come relatore e che contiene un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro.
Fin qui sembrerebbe un progetto innovativo e positivo, che porterebbe alla normalizzazione delle tariffe e a nuovi investimenti per le reti e la loro manutenzione.

Quello che non viene detto, però, è che dietro il paravento di una governance affidata ad AQP, le cui quote sono della Regione Puglia, tutte le altre società di gestione hanno forti percentuali di partecipazione privata.

In Campania, ma anche nel Lazio, Toscana e Umbria domina ACEA, una Società per Azioni sostanzialmente controllata dalla SUEZ, multinazionale francese dell’acqua. In Campania ACEA è presente con GORI e GESESA. 
In Campania, però, è attiva anche la società Acqua Campania SpA che gestisce importantissime fonti e che è affidataria della ristrutturazione dell’intera rete delle fonti regionali che la Regione avrebbe dovuto trasferire ai gestori locali, unitamente alle risorse economiche. 
Acqua Campania è al 47,9% della VIANINI SpA di Caltagirone (quindi Suez/Acea) e per il 52,1% di VEOLIA SpA, altra multinazionale francese nel campo dei servizi.
Oltre che in Acqua Campania, VEOLIA è presente, attraverso Veolia Acqua Srl in tutto in nord Italia, in Toscana e a Latina. Il Gruppo Veolia Water, attraverso la divisione Solutions & Technologies ha in Italia altre partnership attraverso la So. Ri.Cal., operativa in Calabria per la gestione di acqua all’ingrosso. La Società Risorse Idriche Calabresi SpA – So.Ri.Cal. appunto, è la società mista a prevalente capitale pubblico regionale [53,5% Regione Calabria; 46,5% Acque di Calabria s.p.a. (100% Veolia)] a cui è stata affidata la gestione, il completamento, l’ammodernamento e l’ampliamento degli schemi idrici di grande adduzione, accumulo e potabilizzazione della Regione Calabria.


Tutto ciò premesso, è evidente che il progetto dell’Acquedotto Meridionale, così come è stato preparato dal Governo Gentiloni a guida Pd, porta avanti l’idea della progressiva privatizzazione dei servizi iniziata da l Governo Renzi con lo Sblocca Italia 2014, la legge di Stabilità 2015, il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della legge Madia e con la cancellazione dell'art. 6 della Legge per la Ripubblicizzazione dell'Acqua, che sancisce il depotenziamento della legge originaria figlia del lavoro del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua.
E’ altrettanto evidente, ormai anche ai meno informati, che la crisi idrica è stata creata e progressivamente alimentata dalla politica nazionale per assetare la gente e costringerla ad accettare qualsiasi soluzione pur di avere l’acqua nei rubinetti!
Purtroppo, però, quando, insieme agli attivisti del Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giorgio ho provato a spiegarlo alle persone sono stata derisa, attaccata, considerata un’illusa perché la soluzione proposta, ovvero la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, veniva considerata una soluzione più romantica che realizzabile.
Da sola ho partecipato ad incontri con esperti, ad approfondimenti sul tema della ripubblicizzazione dei servizi, ho studiato le leggi ed ho cercato in tutti i modi di rendere partecipe la comunità sangiorgese, la quale ha preferito farsi guidare dall’odio momentaneo nei confronti dell’Alto Calore, considerata la responsabile della fantomatica crisi, senza guardare mai a lungo termine e a pensare a quelli che sarebbero stati gli scenari futuri, ovvero questi che stiamo vivendo oggi.
In questo terreno fertile dell’esasperazione ci hanno sguazzato tutti e particolarmente la lista pentastellata che ha basato la campagna elettorale per le comunali proprio sull’acqua senza però dare seguito alle promesse, a parte un esposto sui debiti di Alto Calore e insistendo, invece, sul concetto della crisi idrica mentre il vero problema era contrastare la svendita delle fonti e della gestione del servizio idrico ai privati, cosa che sta accadendo adesso!!!
Oggi il Governo PD sta facendo tutto quello che avevo ipotizzato e ad oggi sull’argomento si registra il totale silenzio della consigliera pentastellata di San Giorgio ,la quale, ancora una volta come per il caso dell’inquinamento della Villa Comunale, ha scelto di tacere, non avendo, probabilmente, argomenti per spiegare la sua totale mancanza di interesse sul tema della ripubblicizzazione del servizio idrico.
Del resto, lo ricordiamo, non era nemmeno presente all’unico momento unitario degli attivisti irpino sanniti, quando fu formulata la proposta per la trasformazione di Alto Calore in Società speciale di diritto pubblico, proposta da me prestentata al Comune di San Giorgio e non da altri!
Ad oggi la consigliera pentastellata, che dovrebbe avere tra le sue stelle anche l’ACQUA BENE COMUNE, non ha detto una parola sugli emendamenti alla legge di bilancio 2018 che stanno offrendo su un piatto d’argento le fonti del sud alle multinazionali dell’acqua e con questo suo tacere e con la sua inerzia, ancora una volta, sta venendo meno al suo dovere di portavoce del M5S.
Tuttavia, poiché noi cittadini attivi consideriamo prioritario difendere il risultato del Referendum sull’acqua che sancisce il concetto che l’acqua debba essere fuori dal mercato e anche perché a Natale tutti siamo più buoni, mi permetto di suggerire alla consigliera di sostenere la mia Istanza al Comune di San Giorgio affinché l’Ente aderisca alla Carta di Bari per la salvaguardia delle fonti e degli acquedotti del Sud, carta che chiede ai Comuni di agire per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato opponendosi a ogni forma di speculazione.[http://sangiorgioacinquestelle.blogspot.it/…/aderiamo-alla-…]
Questo è un momento difficile ma non possiamo più rimanere a guardare mentre le multinazionali ci tolgono quello che è un nostro diritto!. E’ necessaria un’ampia mobilitazione popolare alla quale spero San Giorgio del Sannio saprà dare il suo contributo.
#nonditemichenonvelavevodetto

QUI SI PUO' VEDERE COME LA COSA VENGA DA LONTANO


sabato 18 novembre 2017

Le parole del capogruppo di maggioranza De Ieso sul razionamento idrico sono un'offesa all'intelligenza dei cittadini!!!

Sono uno schiaffo in pieno volto le parole di Nicola De Ieso, capogruppo di maggioranza in Consiglio Comunale a San Giorgio del Sannio riguardo all’Alto Calore e all’emergenza idrica che il Sannio e l’Irpinia stanno vivendo da molti e molti mesi!
Sono un’offesa all’intelligenza dei suoi concittadini!!!

Le Amministrazioni comunali non hanno voce in capitolo … “ scrive “Non è concepibile che un bene pubblico e primario, gestito da un’azienda pubblica, possa essere lasciato alla deriva degli eventi. Credo sia giunto il momento di dare un segnale politico. Suggerirei al presidente di dimettersi e di chiedere l’intervento della Regione e del Governo. …”
Dunque, il capogruppo De Ieso, considera inaccettabile il fatto che i Sindaci non abbiano voce in capitolo nella gestione del servizio idrico. 
Ha ragione, i Sindaci ormai non contano più nulla, dal momento che la legge regionale per il riordino del servizio idrico , legge nr. 15 del 2015, prevede un ATO (Ambito Territoriale Ottimale) unico regionale, governato da un ente di nuova istituzione, l'Ente Idrico Campano, e accentra il potere nelle mani di pochi. Infatti, tutte le decisioni sono nelle mani di un Presidente del suddetto Ente, di un Direttore Generale e di 20 membri di un Comitato Esecutivo, i quali governeranno le scelte gestionali di tutti i 550 comuni della regione.
E i Sindaci? Il ruolo dei sindaci viene relegato all’interno di 5 distretti territoriali (Napoli, Sarnese-Vesuviano, Caserta, Sele, Sannio-Irpinia) di cui fanno parte solo 30 sindaci (nel Sannio - Irpinia ad es., 30 su 193 Comuni) i quali non hanno alcuna rappresentanza giuridica e, quindi, diventano poco più che meri esecutori di decisioni provenienti dall’alto piuttosto che soggetti direttamente coinvolti nella gestione del servizio idrico insieme alle comunità locali.
I sindaci e le comunità territoriali, inoltre, non hanno nessun rapporto diretto con i gestori, i quali rispondono direttamente al direttore Generale e al Comitato esecutivo. E ancora, non è loro possibile operare un’eventuale liquidazione /rescissione del contratto con i gestori né tanto meno si comprende bene in che modo i Sindaci possono intervenire nell’elaborazione delle tariffe.
Il tutto con un evidente arretramento rispetto alla Legge 14 del 1997.

Ora però viene il bello!
Questa SCIAGURATA legge è una Legge Regionale, sostenuta, voluta ed approvata dal Consiglio Regionale della Campania presieduto da Rosetta D’Amelio e dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, ovvero da quel PD campano che il capogruppo De Ieso ha promosso, sostenuto, votato e fatto votare dal 2015 in poi, impegnandosi in prima persona proprio nella campagna elettorale per le regionali di De Luca, ma anche come referente del medio Calore del Circolo Liberal del PD Sannio [https://www.ottopagine.it/bn/politica/6430/si-e-costituito-il-circolo-liberal-del-pd-sannita.shtml] prima e coordinatore di I-Dem, l’associazione politico-culturale che fa capo l’europarlamentare PD Nicola Caputo [https://sanniopage.com/sabato-lesordio-i_dem-san-giorgio-del-sannio/]poi.
Perché, dunque, non si è lamentato prima, quando questa legge veniva approvata con clamore tra le proteste in aula delle opposizioni, dei comitati per l’acqua pubblica e di Padre Zanotelli???
L’acqua non mancava già allora? Non c’erano già allora disagi notevoli per i cittadini sangiorgesi?
Certo che il problema esisteva già, ma, probabilmente, però,l’allora militante liberal PD poi I-Dem ha taciuto perché, con una similitudine mai più azzeccata, si stava abbeverando, in termini di visibilità e consensi, alla fonte di quel PD che, invece di rispettare i risultati del referendum sull’acqua pubblica, li saltava a piè pari aprendo la strada alla gestione dei servizi, acqua compresa, da parte dei privati!
Visibilità e consensi che gli sarebbero stati utili, poi, per la sua candidatura alle Comunali sangiorgesi contro un altro pezzo del PD Sannita, ancora in auge nella Provincia ma decaduto nel suo Comune, San Giorgio appunto.
E non ci si venga a dire che dal gennaio 2017 il capogruppo De Ieso ha preso le distanze dal PD dopo che, e cito dalla sua stessa nota stampa dell’epoca “il PD sannita ha scelto, legittimamente, di mantenere in vita la presidenza uscente alla Rocca pur in presenza di uno scenario mutato dopo le amministrative di giugno … Pertanto, con grande rammarico, diventa difficile immaginare una convivenza nello stesso partito. “! [https://www.ottopagine.it/bn/politica/110968/il-pd-ha-voluto-un-presidente-ignorando-la-volonta-popolare.shtml]
E’ irrilevante!
E lo è perché è troppo facile, adesso che ha preso le distanze, lamentarsi per gli esiti di una legge fatta dal suo partito di riferimento !
E’ troppo facile e troppo tardi!!!
E’ dal 2014 che il PD nazionale e i suoi governi e il PD campano regionale sono i primi nemici dell’acqua pubblica!!!
Per volere di Renzi e del suo Governo, lo Sblocca Italia (D. L. n. 133/2014, convertito nella Legge n. 164/2014) ha avuto come obiettivo principale la concentrazione dei servizi pubblici locali nelle mani di poche grandi multi-utility capaci di competere all’estero e ha previsto che divenisse “gestore unico” (obbligatorio per ogni ambito territoriale) chi ha già in mano il servizio “per almeno il 25 % della popolazione” ( ovvero A2A, Iren, Hera e la famosa Acea che possiede il 15% delle quote di Gesesa etc) e poi la legge di Stabilità (legge 23 dicembre 2014, n. 190) ha incentivato i Comuni a privatizzare i servizi pubblici a rete (acqua inclusa) attraverso sconti sul Patto di Stabilità interno.
A ciò si devono aggiungere: - il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della legge Madia, che nei fatti indica ai comuni come la ripubblicizzazione dell’acqua debba essere solo una delle vie possibili, e ovviamente non la preferibile ed in più cancella di fatto anche l’altro referendum, quello sulla tariffa ovvero stabilisce che si tornerà a leggere in bolletta la voce la “adeguata remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato”; - e la cancellazione dell'art. 6 della Legge per la Ripubblicizzazione dell'Acqua , ovvero l'abolizione di quella norma che prevede che l'acqua sia pubblica, che la gestione dell'acqua sia pubblica e che le infrastrutture dei servizi idrici siano pubbliche.
La legge regionale per il riordino del servizio idrico della Campania, infine, sin dall'art. 1, si mostra in linea di continuità con gli intenti del PD e del Governo. Nell'art. 1, infatti, si legge “La Regione Campania riconosce che l’acqua è un bene collettivo di origine naturale che va tutelato ed utilizzato prioritariamente per le occorrenze della vita umana […]“
Ebbene, definire l'acqua come bene collettivo, cioè pubblico, e non come bene comune, ovvero un diritto fondamentale della persona umana, non del cittadino, un diritto che è sopranazionale, di interesse collettivo, transgenerazionali, cioè un bene che deve arrivare alle future generazioni, costituisce l'escamotage che consente all'estensore della legge, che nel caso di questa legge regionale ha precisi indirizzi politici nazionali, di sostenere la tesi che l'acqua rimane pubblica anche se la gestione è affidata ai privati, i quali, non essendo dei benefattori gestiranno il servizio nell'ottica del massimo profitto.
Dunque, tutto ciò premesso, quale sarebbe il segnale politico di cui scrive il capogruppo De Ieso, rivolgersi alla Regione Campania e al Governo , entrambi del PD, ovvero a coloro che hanno creato il mostro Alto Calore e lo scempio della gestione del servizio idrico in Campania e che stanno preparando, insieme alla Regione Puglia di Emiliano, la più grande multi utility del Sud per la gestione dei servizi di tutto il sud Italia ???
Certo è necessario che Il Governo,la Regione Campania e il PD prendano coscienza del grande malcontento popolare che sottende alla questione della gestione del servizio idrico, ma dalla presa di coscienza all’individuazione delle soluzioni c’è un abisso!
Del resto, De Luca è stato chiaro, lo scorso luglio al Carcere Borbonico di Avellino : 214 milioni di euro vanno alle infrastrutture viarie; “sull’acqua bene pubblico bisogna decidere chi fa gli investimenti per rifare le reti, visto che lo Stato italiano i soldi non li ha, decidiamo: o ci riempiamo il cuore di poesia o facciamo arrivare l’acqua nelle case. L’acqua è un bene pubblico ma la sua gestione è molto articolata …”[http://www.orticalab.it/Vincenzo-De-Luca-Irpinia]
Il che significa che se si vuole riportare l’acqua nelle case bisogna per forza aprire ai privati che investono sulle reti idriche e, di fatto, ne diventano i padroni!!!E qui entra in campo una soluzione preconfezionata dalla politica che è quella della multi utility Gesesa/Acquedotto pugliese/Alto Calore in cui Acea e la Vianini Costruzioni, ad essa collegata la farebbero da padrone!

Questa è la situazione reale, caro capogruppo De Ieso. Dunque, sic stanti bus rebus, quale sarebbe il gesto politico da lei auspicato?
Crediamo,ma questo è anche l’indirizzo della Rete per la Difesa delle Fonti d’Acqua del Mezzogiorno d’Italia e dei Comitati per l’acqua pubblica che l’unico vero gesto politico che sia attualmente valido sia quello di schierarsi a livello locale, regionale e nazionale a favore di una reale ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e di opporsi a ogni forma di speculazione.
E questo è possibile già a livello comunale aderendo ad es. alla Carta di Bari per la difesa delle fonti d'acqua del Mezzogiorno d’Italia, come ho già nelle settimane scorse proposto al Sindaco di San Giorgio, e approvando in consiglio comunale una delibera che sancisca da parte del Comune il riconoscimento del diritto umano all'acqua e il sostegno ufficiale da parte del Comune alla ripubblicizzazione dei servizi idrici attraverso un soggetto di diritto pubblico.

La guerra per il diritto all’acqua non è una lotta di parte e ora è il momento che chi amministrala cosa pubblica dimostri di essere dalla parte di questo diritto.
Per questo, gentile capogruppo De Ieso, la smetta di raccontare barzellette, non è stato eletto per questo! Si concentri, piuttosto, sui lavori di adeguamento sismico delle scuole, sulla manutenzione dei pubblici giardini senza l’uso del glifosato, sulle giornate ecologiche in cui si differenzia davvero e non si mischia tutto nei sacconi neri, sui suoi compiti, insomma, perché se non è in grado di adempiere adeguatamente ai suoi doveri di amministratore forse è il caso che parta da lei la lunga fila di coloro che dovrebbero farsi da parte.





martedì 29 marzo 2016

Il Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giorgio del Sannio insieme al FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA contro il Decreto Madia

La campagna informativa organizzata dal Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giorgio del Sannio a favore dell'acqua pubblica e contro la fusione tra Alto Calore e Gesesa prosegue senza sosta.

In attesa del Consiglio Comunale del prossimo 31 marzo, al cui ordine del giorno sono previsti la presa d'atto della costituzione dell'Ente Idrico Campano e le comunicazioni del Sindaco sulla legge Regionale nr 15/2015 riguardante il Riordino del Servizio Idrico, gli attivisti hanno intrapreso una nuova iniziativa volta a sostenere l'azione del FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA.
Risultati immagini per forum movimenti per l'acqua
Oggi 29 marzo approda in aula alla Camera la legge sull'acqua stravolta dagli emendamenti del PD approvati in Commissione Ambiente e la discussione proseguirà mercoledì 30 e giovedì 31 marzo, fino alle eventuali votazioni finali del testo.
A partire da oggi, quindi, è necessario fare pressione sul deputati affinché si oppongano al nuovo testo licenziato in Commissione che è in palese contrasto con gli esiti referendari del 2011.
Pertanto,nei giorni 29, 30 e 31 marzo, insieme agli amici dei Movimenti per l'Acqua, gli attivisti invitano tutti i cittadini sangiorgesi, ma più in generale tutti quelli che credono nel valore dell'acqua come diritto universale riconosciuto a tutti gli uomini, ad inviare ai Deputati italiani una una mail con questo testo: "Gentile Deputato, La invito ad opporsi alla volontà dell'esecutivo di favorire l'ingresso di soggetti privati nel capitale dei gestori e ripristina l’ ”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa e a chiedere il ritiro della legge sull'acqua e del decreto Madia. GIU' LE MANI DALL'ACQUA, IL MIO VOTO VA RISPETTATO! INDIETRO NON SI TORNA! APPROVARE LA LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE SENZA STRAVOLGIMENTI! RITIRARE SUBITO IL DECRETO MADIA!”.
[la mailing list con gli indirizzi dei deputati è reperibile QUI]

Ci auguriamo che siano tanti i sangiorgesi che vorranno partecipare a questa azione e diamo a tutti l'appuntamento per le prossime domeniche, a partire da domenica 3 aprile, sul Viale Spinelli, per confermare il nostro no all'ingresso dei privati nella gestione dell'acqua.

sabato 21 gennaio 2012

Acqua: Monti fa marcia indietro!

Comunicato stampa
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

La mobilitazione paga: il popolo dell'acqua ha costretto il Governo a ritirare il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.
Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.
La mobilitazione del popolo dell'acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum. Si scrive acqua, si legge democrazia.
Roma, 20 gennaio 2012

mercoledì 18 gennaio 2012

GIU' LE MANI DALL'ACQUA!!!

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo.
L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.
Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Primi firmatari:
Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Gustavo Zagrebelsky, Roberto Vecchioni, Gaetano Azzariti, Alberto Lucarelli, Riccardo Petrella, Maurizio Pallante, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo, Padre Alex Zanotelli, Luciano Gallino

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