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sabato 28 aprile 2018

L'assemblea dei soci di ACS approva il Bilancio Consuntivo e apre alla fusione con altri gestori

Ieri all'assemblea dei soci alto calore alcuni sindaci hanno candidamente dichiarato che non sono disposti a ricapitalizzare (cioè a dare soldi ad acs) ma sono favorevoli a dare quote ad una società più solide come Gesesa e lo dicono sostenendo di non essere preoccupati dell'aumento delle tariffe perché le tariffe le valuta l'autorità, quell'ARERA che ha reintrodotto la remunerazione del capitale investito che era stata abolita dal referendum del 2011. 
L'Arera sta, senza ombra di dubbio, dalla parte dei gestori e non dei cittadini che hanno votato per l'acqua pubblica! 
L'immagine può contenere: 2 personePerché, dunque, la consigliera pentastellata sangiorgese non ha sottoposto all'assemblea dei soci anche questo tema???
Forse perché non sa nemmeno che il prossimo 7 maggio si voterà alla Camera la proroga dell'Arera, che se fosse approvata, farà proseguire l'Autorità nel suo lavoro a favore dei gestori e non degli utenti?
Il Governo Gentiloni segue pedissequamente la linea del PD sull'apertura ai privati nella gestione dei servizi a rete e, guarda caso, la maggioranza dei sindaci soci di Alto Calore Servizi che ha votato a favore del Bilancio è del PD.
Tuttavia, ci sono anche diversi sindaci di altri partiti, in primis Ferruccio Capone e Pasquale Summonte, pronti a sostenere un’aggregazione con altri gestori, che, poi, è quello che si configura (secondo il loro punto di vista) come la migliore soluzione per salvare Alto Calore.
E la soluzione del molto onorevole pentastellato Sibilia e della consigliera sangiorgese regina dei selfie qual è???
Una raccolta di firme!
In altre regioni, vedi la Puglia, i parlamentari e i consiglieri regionali e comunali stanno lavorando da molto tempo fianco a fianco dei comitati per l'acqua pubblica e dei cittadini ed hanno ottenuto la realizzazione di un tavolo di lavoro presieduto dal Prof Lucarelli, massimo esperto di ripubblicizzazione in Italia.
Da questo tavolo è emersa anche una proposta concreta perfettamente realizzabile dal punto di vista tecnico e giuridico.
Qui, invece, si è preferito seguire la più facile e battuta strada dell'appariscente e scenografica firma dei deputati, opportunamente fotografata e spammata in rete, piuttosto che il lavoro sottotraccia di studio, informazione e sensibilizzazione sul tema della Ripubblicizzazione insieme ai comitati dell'acqua pubblica.
Ma che ci volete fare, tra poco ad Avellino ci saranno le elezioni e qualcuno ha bisogno di farsi pubblicità!

venerdì 20 aprile 2018

Gestione dell'acqua in house per i piccoli Comuni...perché nel Sannio non se ne parla?

E’ stato pubblicato oggi sul blog di Beppe Grillo un articolo che offre importantissimi spunti di riflessione sul concetto di acqua pubblica [http://www.beppegrillo.it/acqua-e-limone-la-battaglia-dell…/].
In questo articolo si fa riferimento al caso del Comune di Limone sul Garda il cui sindaco ha iniziato una battaglia contro Acque Bresciane per mantenere totalmente pubblica la gestione del servizio idrico.
Limone sul Garda, infatti, secondo l'articolo 64 del Collegato ambientale alla legge di stabilità, approvato a dicembre 2015 dal Parlamento ed entrato in vigore il 2 febbraio 2016, ha tutte le caratteristiche previste per la gestione in house: non solo ha meno di mille abitanti, ma si approvvigiona anche da fonti pregiate, sorgenti in parchi naturali o aree naturali protette, ed utilizza in maniera efficiente la risorsa tutelando il corpo idrico.
Nonostante ciò, una recente sentenza del Consiglio di Stato ha imposto al Comune il divieto di gestione del proprio acquedotto, per cui il Sindaco si è rifiutato di riconsegnare le chiavi dell’impianto ed ha immediatamente fatto riscorso.
Questa situazione paradossale mette davanti ai nostri occhi in maniera nuda e cruda il fatto che, nonostante la legge consenta la gestione in house quando un Comune ha specifiche caratteristiche, l’obiettivo del profitto è sempre più spesso predominante rispetto al concetto dell’acqua bene comune e fuori dal mercato, sancito dal voto di 27 milioni di italiani.
Praticamente, anche quando e dove la legge lo consente, il voto degli italiani viene calpestato!!!
Ebbene, ritengo che il caso di Limone debba essere un esempio ed uno sprone per il Sannio e per l’Irpinia, considerata la presenza in questi territori non solo di piccoli comuni montani ma anche di comuni che si approvvigionano a sorgenti di pregio.
Perché, dunque, non sfruttare le opportunità fornite dalla legge per ritornare ad una gestione totalmente pubblica?
La risposta pare scontata: la politica, quella del PD in particolare, che da anni ha dato vita a tutti i possibili appoggi normativi atti a favorire i privati per la gestione dei servizi (trasporti, rifiuti, e naturalmente acqua) pare essere uno dei peggiori deterrenti alla ripubblicizzazione!
Tuttavia, c’è un’altra domanda da porsi: perché in Irpinia e Sannio né ambientalisti né comitati né soprattutto il M5S, l’unica forza politica che ha l’acqua pubblica tra i temi fondanti, si sono interessati di questa opportunità fornita dalla legge che potrebbe creare un corto circuito all’interno delle attuali società di gestione del servizio idrico, in bilico tra fallimenti e fusioni???
In verità, sembra proprio che il tema della ripubblicizzazione faccia paura un po’ a tutti, da una parte a coloro che, ambientalisti, comitati, sindaci e amministratori in generale, probabilmente, non vogliono scontentare i propri politici di riferimento, dall’altra ai pentastellati eletti a tutti i livelli, probabilmente imbarazzati dal dover affrontare il tema della non proprio effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico a Roma e a Torino.
Oggi, però, non è più tempo di cincischiare!
Le fonti presenti nella nostra terra hanno necessità immediata di essere tutelate, protette e gestite con società pubbliche al 100% in modo che l’acqua sia veramente vissuta come un diritto inalienabile di ognuno.
E adesso, stante il ruolo politico di preminenza assunto dal M5S , i tempi sono maturi per un’azione congiunta tra Parlamentari e territori che studi soluzioni compatibili per la gestione in house del servizio idrico nei Comuni aventi le caratteristiche previste dal Collegato ambientale e per la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia.
L’appello, dunque, è ai pentastellati eletti a tutti i livelli affinché, oltre a sottoscrivere l’impegno della donazione dei propri emolumenti per azioni di natura sociale, si assumano di fronte al popolo che li ha eletti la responsabilità di creare tavoli di lavoro per la ripubblicizzazione del servizio idrico in collaborazione sia con esperti giuristi che con i comitati locali.
Tra poche settimane si terrà l’assemblea dei Sindaci per l’approvazione del Bilancio di Alto Calore Servizi ma la situazione generale della società è già quasi completamente compromessa.
Siamo ormai ai titoli di coda, con i tentativi, peraltro miseramente falliti, di De Stefano per convincere i soci alla ricapitalizzazione da un lato e le azioni legali dei Comuni e le delibere per uscire dalla società dall’altro e nel mezzo l’incubo degli stipendi non pagati, dei pignoramenti e di un numero di lavoratori in esubero pari ad almeno 100 unità.
All’orizzonte, poi, c’è la prospettiva di una gara europea per l’affidamento del servizio, gara che la politica, nello specifico il PD e i partiti amici delle lobbies, assolutamente non vuole perché in questo modo non potrebbe più controllare la situazione. 
Ebbene, indipendentemente dal Bilancio, che secondo voci di corridoio dovrebbe comunque vedere la gestione corrente in attivo con il debito, invece, in continua e costante ascesa per effetto degli interessi, l’unica soluzione possibile per mantenere in vita ACS attualmente continua ad essere la fusione, in ottica acquedotto meridionale, con GESESA e Acquedotto Pugliese con il conseguente ingresso nella gestione di ACEA, figlia della grande multinazionale SUEZ.
Tutto ciò premesso, stante il fatto che sicuramente nei prossimi giorni sarà tutto un proliferare di comunicati dei partiti, dei movimenti, dei comitati con i quali tutti vorranno dire la loro, è necessario ribadire alcuni punti fermi: 
• Il referendum sull’acqua pubblica del 2011 non è stato rispettato perché l’allora partito di governo, il PD, doveva rendere conto alle lobbies sue sostenitrici e finanziatrici
• Il PD nazionale è senza ombra di dubbio il responsabile di aver approvato norme che facilitano l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi, acqua in primis, nonostante l’acqua sia un bene comune e quindi un diritto imprescindibile dell’individuo
• Il PD irpino e sannita è senza ombra di dubbio il responsabile dello sfacelo attuale di ACS, vissuto, considerato e percepito per decenni come un poltronificio
Oggi, però, la situazione profondamente cambiata, il PD è un partito in profonda crisi e ha perso le elezioni in maniera pesante, di contro il M5S, ovvero quella forza politica che ha l’acqua pubblica tra i suoi principi fondanti, ha ottenuto un risultato molto importante e potenzialmente può anche andare al governo del Paese.
E’ necessario, quindi, oggi più che mai, che il M5S irpino e sannita la smetta una volta e per sempre di parlare soltanto, di teorizzare e pontificare di acqua e di gestione pubblica e ci dimostri coi fatti quali sono le azioni concrete da portare avanti per la reale ripubblicizzazione del servizio idrico.
A questo proposito è importante ricordare che il Presidente della Camera Fico ha citato proprio la necessità di rispettare l’esito del referendum sull’acqua pubblica sin dal suo discorso di insediamento ma nessuno ad oggi ha ancora detto la verità sulla ripubblicizzazione a Torino e a Roma. E qual è questa verità? 
Che a Torino è stata sì approvata la delibera di trasformazione dell’azienda idrica “SMAT s.p.a.” (soggetto di diritto privato i cui azionisti sono istituzioni pubbliche) in azienda di diritto pubblico, ma i fatti ci dicono che a fronte del fatto che lo Statuto di Smat prevede che il 75% dell’azionariato si dichiari favorevole alla trasformazione, il Comune detiene solo il 64% delle azioni. La restante parte è in mano ad altri 290 comuni della cintura torinese riconducibili al Partito Democratico, e quindi scarsamente interessati a portare a buon fine l’operazione.
A Roma, invece, accade che ACEA, che è sotto il controllo per il 51% del Comune di Roma, attraverso la sua controllata ACEA ATO 2 gestisce il servizio idrico della capitale. Ebbene, anche se con la Sindaca Raggi si è avvertito un certo cambio di rotta sulla questione investimenti per la manutenzione delle reti e sul potenziamento degli impianti di depurazione, non si è mossa una foglia sulla questione della separazione tra ACEA e ACEA ATO2 e della ripubblicizzazione di ACEA ATO2. Anche se ACEA è al 51% del Comune, infatti, gli utili che Acea Ato 2 produce grazie al settore idrico, ottenuti con aumenti tariffari, non tornano ad Acea Ato 2 nella forma di investimenti ma come crediti, su cui la controllata Acea Ato 2 paga ad Acea interessi di mercato. Ciò vuol dire che Acea presta con l' interesse ad Acea Ato 2 i soldi che quest'ultima ha guadagnato. Quindi, a ben vedere, a Roma la gestione dell’acqua non è per niente pubblica, nonostante anche qui sia stata approvata la famosa delibera di indirizzo.
In conclusione, considerato che GESESA è una controllata di ACEA che a sua volta è una controllata di SUEZ , cosa intende fare la nuova e nutrita platea di parlamentari sanniti e irpini nella eventualità di una nuova società formata da ACS, GESESA e AQP?
Sono disponibili a creare nei tempi brevissimi tavoli di lavoro locali con esperti nella ripubblicizzazione dei servizi e a lavorare per imporre nei luoghi deputati il tema della gestione pubblica al 100%? 
Sono disponibili a sostenere e a portare avanti il tema della gestione in house del servizio idrico per i piccoli comuni e per quelli che posseggono sorgenti sul proprio territorio?
E soprattutto, sono disponibili a portare in Parlamento la salvaguardia dei santuari dell’acqua irpini, sanniti e di tutto il sud Italia?
Per queste domande la popolazione sannita non vuole più risposte in politichese o i soliti spot e le fotografie davanti ai tribunali né tanto meno vuole assemblee pubbliche dove ci si parla addosso e quando si esce tutto è uguale a prima!!!
Mettano, pertanto, la loro firma sotto questi impegni e accettino, in pieno spirito di partecipazione democratica, il monitoraggio della loro azione politica da parte dei cittadini: sia questa la loro sfida alla politica dei partiti che hanno calpestato e continuano a calpestare gli esiti del referendum del 2011.

Anche se viviamo a San Giorgio del Sannio l’esempio da seguire deve essere Parigi, dove dal 1 gennaio 2010 è stata tolta alle multinazionali Veolia e Suez la gestione della rete idrica, con un risparmio di 35 milioni di euro l’anno e una riduzione dell’8 per cento della bolletta dell’acqua. 
Certo il cammino è lungo e irto di difficoltà come lo è stato per tutte le città che hanno voluto la ripubblicizzazione, tuttavia è l’unica strada da percorrere per vedere riconosciuto il DIRITTO ALL’ACQUA!!!

venerdì 23 marzo 2018

La Giornata Mondiale dell'Acqua sia da stimolo per combattere le lobbies che vogliono impossessarsi delle fonti del Sud Italia

Il 22 marzo è la giornata mondiale dell'Acqua, istituita dalle Nazioni Unite al fine di richiamare l'attenzione sull'importanza di valorizzare e proteggere le risorse idriche.
Ebbene, quest'anno noi cittadini del Sud Italia abbiamo un motivo in più per focalizzare la nostra attenzione all'acqua ed in particolare alle fonti del meridione:la prospettiva, molto più concreta di quanto si possa pensare, dell'Acquedotto Meridionale.
L’approvazione dell’emendamento Ginefra alla Legge di Stabilità, prevede il prolungamento della concessione di Acquedotto Pugliese fino al 2021 e il trasferimento delle competenze dell’Ente Irrigazione in una nuova società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni (Puglia Campania e Basilicata), l’Acquedotto Meridionale appunto.
Secondo questo progetto, l’Ente Irrigazione, che gestisce gli invasi, verrà trasformata in una nuova società all’interno della quale le Regioni, Puglia, Campania e Basilicata, potranno conferire, in tutto o in parte, partecipazioni al capitale di società attive in settori o servizi idrici correlati.
In questa ottica, la Puglia, proprietaria in toto delle quote di Acquedotto Pugliese, trasferirebbe la propria parte nella nuova società, all’interno della quale avrebbe la maggioranza assoluta.
In questa ottica della governance pugliese, il Governatore Emiliano nelle ultime settimane ha completato il piano per mantenere la natura privatistica di Acquedotto Pugliese.
Infatti, non tenendo per niente conto degli esiti del tavolo di lavoro presieduto dal Prof. Alberto Lucarelli, il quale ha presentato una proposta di ripubblicizzazione di AQP ineccepibile dal punto di vista giuridico e politico, ha fatto approvare in consiglio regionale una delibera con cui si modifica l’art. 17 comma 1 dello statuto di Acquedotto Pugliese, che prevede un consiglio d’amministrazione composto da tre membri, disponendo che la società possa essere amministrata da un consiglio d’amministrazione composto da 3 o 5 membri.
Le motivazioni per questa modifica avrebbero dovute essere di adeguatezza organizzativa e avrebbero dovuto tenere conto del contenimento dei costi, ma in realtà, Emiliano non ha per niente spiegato quali fossero queste ragioni.
Ma è evidente che siano motivazioni esclusivamente di natura politica!!!
Infatti, dopo le dimissioni del Presidente Nicola De Sanctis (ex amministratore delegato di Iren) e della Consigliera Carmela Fiorella ( compagna del consigliere regionale Caracciolo, recentemente indagato per reati contro la pubblica amministrazione), la Giunta Regionale pugliese ha designato quali componenti del Consiglio di amministrazione dell’Acquedotto Pugliese Simeone Di Cagno Abbrescia (presidente ed ex sindaco di Bari di Forza Italia), Luca Perfetti (docente di diritto amministrativo a Bari e partner di BonelliErede nel focus team: ambientale, construction & engineering, energia reti infrastrutture), Floriana Gallucci (sub commissaria Ager, Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti), Nicola De Sanctis (ex presidente e direttore generale) e Carmela Fiorella (consigliere dimissionaria).
Praticamente Emiliano ha nominato Presidente di AQP il suo ex acerrimo nemico e noto esponente della destra pugliese al fine di tacitare le opposizioni con il metodo delle poltrone e 
ha messo al sicuro la linea di amministrazione privatistica di AQP. 
SE NON CI SARA' UN'OPPOSIZIONE DURA E CRUDA DA PARTE DEI CITTADINI DEL SUD CHE VOGLIONO SALVAGUARDARE LE PROPRIE FONTI , LA STRADA SARA' SPIANATA PER UNA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO IN TUTTO IL MERIDIONE DA PARTE DI SUEZ E VEOLIA (PRESENTI IN TUTTE LE SOCIETA' DI GESTIONE DEL SUD ITALIA).


venerdì 23 febbraio 2018

Alto Calore Servizi entra nella lista dei desideri elettorali

Oggi (il 21 febbraio) sono state pubblicati due interessanti notizie sul tema Alto Calore, gestore del servizio idrico in Irpinia e Sannio.
La prima è relativa ad una lettera al Presidente di Alto Calore Servizi, Raffaello De Stefano, inviata da Mario Pepe, Sindaco di San Giorgio del Sannio; la seconda è relativa ad un evento elettorale del M5S ad Avellino dal titolo “L’acqua è poca …”.
Visto il tema, una riflessione su entrambi è d’uopo.
Mario Pepe scrive, con la sua classica verve epistolare, al Presidente di ACS e gli chiede di affrontare la “vexata materia” dello stato economico finanziario di ACS attraverso la creazione della Lega dei Sindaci al fine di aprire una vertenza ad oltranza presso la regione Campania.
Ebbene, tale dichiarazione pone il Sindaco di San Giorgio del Sannio perfettamente in linea con la casta che ha creato il carrozzone Alto Calore e che con un altro carrozzone, questa fantomatica Lega dei Sindaci, propone di salvarlo!!!
E di che natura di grazia dovrebbe essere questa vertenza ad oltranza presso la Regione? 
A rigor di logica, dovrebbe vertere sul finanziamento dei lavori di ammodernamento delle reti.
Ma se i soldi la Regione, col suo Presidente De Luca, ha dichiarato che non ci sono, dove si andranno a prendere?
L’unica soluzione possibile per salvare capra e cavoli, soluzione che ad oggi è gradita sia a De Stefano sia all’Ente Idrico Campano, è l’Acquedotto Meridionale, per la cui realizzazione il Pd Nazionale e il governatore della Puglia Emiliano negli anni indirizzato tutti i propri sforzi ovvero una società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni Puglia Campania e Basilicata che comprende anche l’Ente Irrigazione e che ha un programma investimenti di almeno 250 milioni di euro. 
Peccato che questa nuova società, che si nasconde dietro il paravento una governance affidata ad AQP, le cui quote sono della Regione Puglia, prevede l’ingresso di altre società di gestione sparse dal centro Italia in giù che hanno forti percentuali di partecipazione privata.
Ciò detto, è evidente che il Sindaco Pepe abbia ben più a cuore il sistema dei carrozzoni politici cui intende garantire la sopravvivenza attraverso questo scellerato sistema di scatole cinesi piuttosto che la salvaguardia dell’acqua e delle fonti nonché la ripubblicizzazione del servizio idrico come sancito dal referendum del 2011!!!
Ma questo lo sapevamo già, altrimenti avrebbe già risposto alle sollecitazioni mie personali e dei cittadini attivi del Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giorgio che, sia in incontri presso il Comune sia attraverso istanze protocollate via pec, gli abbiamo sottoposto, in primis quella di dichiararsi favorevole alla trasformazione di Alto Calore Servizi in Azienda Consortile Speciale, sul modello della proposta fatta in Puglia dal Prof. Alberto Lucarelli [noto costituzionalista, estensore dei referendum del 2011, nonché unico in Italia ad aver operato la ripubblicizzazione di una società per azioni in azienda speciale nella sua qualità di Assessore ai Beni Comuni della città di Napoli] e non ultima l’adesione alla Carta di Bari per la difesa e la riappropriazione delle sorgenti, messe in pericolo dall’Acquedotto meridionale, redatta dalla Rete per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno d’Italia.
Passiamo ora alle notizie che ci vengono dall’evento del M5S tenutosi ad Avellino. Anche qui il tema unico era l’Alto Calore Servizi ma, come ormai accade da oltre 2 anni, si è parlato quasi esclusivamente della sua enorme mole di debiti. 
I candidati si sono prodigati nello sciorinare, in perfetto stile elettorale, la lista dei “desiderata”, primo fra tutti il fatto che, per salvare Alto Calore, il M5S ricorrerà al Concordato preventivo in continuità, già utilizzato a Livorno e Roma.
Tuttavia siamo sempre e solo a livello di “desiderata”. 
Ma cosa ha fatto negli ultimi due anni il portavoce Sibilia, insieme alla consigliera sangiorgese Maio, che, non si capisce per quali suoi particolari meriti venga sempre chiamata in causa, se non mettersi nella scia delle tante altre denunce, anonime, dei sindacati, dei comitati civici, dei cittadini, depositate presso i Tribunali di Avellino e di Benevento? 
I due possono, oggettivamente vantare qualche risultato concreto sulla questione della gestione del servizio idrico?
Premetto che non è facile sbrogliare questa matassa, tuttavia ci sono importanti esempi, peraltro all’interno del M5S stesso e geograficamente molto vicini a noi, che testimoniano che con il lavoro e la costanza le cose si possono fare e bene.
E’ il caso, infatti, della Puglia dove i comitati per l’Acqua Pubblica e le associazioni insieme al M5S regionale, dopo un lungo braccio di ferro, hanno obbligato il Presidente della Regione Emiliano a convocare un Tavolo Tecnico per la ripubblicizzazione di Acquedotto Pugliese. A questo tavolo è stato chiamato il prof. Alberto Lucarelli, noto costituzionalista, estensore dei referendum del 2011, nonché unico in Italia ad aver operato la ripubblicizzazione di una società per azioni in azienda speciale nella sua qualità di Assessore ai Beni Comuni della città di Napoli e, ad oggi, seppur con grandi difficoltà, il M5S sta lottando, forte anche della sinergia col territorio, per la ripubblicizzazione e per scongiurare la creazione dell’Acquedotto Meridionale.
Perché non sono stati avviati contatti con i comitati locali e con figure autorevoli nell’ambito della gestione dei beni comuni, lo stesso Lucarelli, Maurizio Montalto, Riccardo Petrella (solo per citare alcuni esempi)?
Perché già due anni fa Sibilia non ha ritenuto di avviare un percorso di conoscenza, approfondimento e preparazione alla ripubblicizzazione anche di Alto Calore?
Eppure era stato lui stesso a proporre nel 2016 un documento da far sottoscrivere ai Comuni sanniti ed Irpini affinché manifestassero la propria volontà di far gestire il servizio idrico ad una società consortile speciale a capitale 100% pubblico in cui Alto Calore avrebbe dovuto trasformarsi!
Perché ci si è persi dietro gli esposti e le denunce e non si è lavorato, in sinergia con il territorio e con i consiglieri regionali, su questo tema?
Ma nella ripubblicizzazione il M5S sannita ed irpino ci crede veramente o no, visto che il candidato irpino Grassi nel suo intervento ha addirittura sostenuto che “…. Ci può essere anche una Spa ma le regole devono essere chiare. …”
Che in Irpinia e Sannio si abbiano poche idee e pure confuse???
In conclusione, mentre mi auguro e noi tutti cittadini attivi ci auguriamo che il M5S sannita ed irpino decida finalmente di diventare grande e cominci ad affrontare il tema acqua non solo dal punto di vista giudiziario, rivolgo un invito al Sindaco Mario Pepe: lasci perdere la Lega dei Sindaci e si concentri sul proporre e sostenere la ripubblicizzazione !
Sarebbe un atto di grande importanza a salvaguarda del diritto all’acqua e per la realizzazione dell’esito referendario del 2011!
Sindaco Pepe, una volta per tutte, difenda i diritti dei cittadini, ora ne ha la concreta possibilità!

Mettiamo l'acqua al centro della campagna elettorale!


di Elvira Santaniello

Accolgo con grande senso di responsabilità l'appello di Padre Zanotelli a far entrare l'acqua nella campagna elettorale e questa è la mia riflessione a riguardo.

E’ da qualche giorno che si rincorrono sulla stampa articoli dei vari candidati alle prossime elezioni politiche sul tema acqua, con particolare riferimento alle fonti messe in pericolo dall’espansione selvaggia dell’eolico.
Questo è un tema forte per il nostro territorio ed è davvero triste che venga strumentalizzato per meri fini elettorali, così come è triste vedere alcuni candidati che vengono imbeccati su quello che devono dire, visto che fino a ieri di questo argomento non ne sapevano niente.
Nessuno, né eletto né candidato, per esempio, ha fatto cenno alla Rete per la difesa delle fonti idriche del Mezzogiorno d’Italia che già nello scorso ottobre 2017 ha redatto la Carta di Bari per la difesa e la riappropriazione delle sorgenti, messe in pericolo dal progetto, ormai molto avanzato dell’Acquedotto meridionale.
Nessuno ne parla … ma lo sanno che esiste? 
Lo sanno che nella Carta di Bari si chiede espressamente ai politici, eletti e da eleggere, un’azione forte di Protezione Civile dell’Acqua?
Ma ai politici, non dico al Pd ma almeno a quelli che si pongono in alternativa ad esso, interessa davvero il tema del diritto all’acqua e la salvaguardia delle fonti?
La risposta non è così scontata come dovrebbe.
Ma veniamo ad una altro aspetto della questione acqua, la ripubblicizzazione del servizio idrico e analizziamo la nota di qualche giorno fa diffusa da Pasquale Maglione candidato alla Camera per il M5S.
In questa nota si evidenziano due parti, una iniziale, francamente condivisibile, relativa alla nomina in quota PD, come del resto quasi tutto il comitato esecutivo, del Direttore dell’Ente Idrico Campano, e l’altra, piuttosto opinabile, invece, relativa ad Alto Calore e all’impegno sulla questione da parte del M5s Sannita ed Irpino.
Non è strano che il M5S intervenga sul tema acqua visto che nel suo programma ambiente è presente un intero capitolo sul tema; quello che è strano, invece, né Maglione né altri facciano specifico riferimento all’a tematica clou del programma pentastellato, la ripubblicizzazione delle società di gestione. 
Dunque, mentre Di Maio nel corso di un incontro con Utilitalia, ha espressamente detto che “per i beni comuni ci vogliono società pubbliche”, qui nel Sannio, quando si parla di società di gestione si parla solo dei debiti di Alto Calore e delle denunce su questi debiti dal parte di Sibilia e Maio.
Eppure ricordo perfettamente che proprio Sibilia nel febbraio 2016, durante una riunione dei meetup irpini e sanniti a Venticano, presentò un documento in cui si chiedeva ai Sindaci di sostenere la creazione di un’azienda consortile a statuto speciale con capitale al 100% pubblico per la gestione del servizio idrico. Che fine ha fatto questa proposta?
Perché dal 2016 ad oggi si è preferito agire solo attraverso denunce in tribunale piuttosto che fare, come in Puglia, un’azione comune con i Comitati per l’acqua pubblica e le associazioni locali arrivando a costringere il Presidente della Regione Emiliano ad indire un tavolo tecnico per la ripubblicizzazione?
Perché, come accaduto in Puglia, non si è fatto ricorso ad esperti come il prof. Alberto Lucarelli – noto costituzionalista, estensore dei referendum del 2011, nonché unico in Italia ad aver operato la ripubblicizzazione di una società per azioni in azienda speciale nella sua qualità di Assessore ai Beni Comuni della città di Napoli - al fine di individuare soluzioni tecnico-giuridiche per approdare alla ripubblicizzazione anche di Alto Calore Servizi?
E ancora, perché non è stato fatto alcun intervento serio sul fatto che il PD pugliese stava lavorando sottotraccia per costituire l’Acquedotto Meridionale con la partecipazioni di tutte le società di gestione del servizio idrico del centro e sud Italia, Alto Calore e Gesesa compresi, e si è scelto, invece, di fare azioni risibili come quella della consigliera Maio che è andata ad elemosinare al commissario dell’Ato 1 Alto Calore Irpino la revisione degli accordi di redistribuzione tra Campania e Puglia, proprio mentre Campania e Puglia sono il fulcro del nuovo Acquedotto Meridionale?
Ma lo sa la consigliera Maio che l’emendamento Ginefra alla Legge di Bilancio 2018, approvato non nella sua forma originaria ma in una forma mediata che prevede il prolungamento della concessione di Acquedotto Pugliese fino al 2021 e il trasferimento delle competenze dell’Ente Irrigazione in una nuova società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni (Puglia Campania e Basilicata), costituisce l’appoggio normativo di cui il Governo PD aveva bisogno per creare il grande Acquedotto Meridionale?
Perché non c’è stata opposizione dal parte del M5S Sannita ed Irpino a questa cosa? Perché nessuna parola, nessuna nota stampa, nessuna manifestazione? 
Perché i portavoce sanniti ed irpini non hanno creato una sinergia con i comitati Acqua Bene Comune e soprattutto non hanno ritenuto opportuno aderire alla Carta di Bari per la salvaguardia delle fonti e degli acquedotti del Sud?
Perché solo oggi si ricordano delle sorgenti minacciate dall’eolico ?
Per concludere un’ultima domanda: ma è normale che la consigliera Maio e il Portavoce Sibilia parlino ancora di questa fantomatica crisi idrica (che, in realtà, è stata creata ad arte per costringerci ad accettare passivamente la gestione privata) e lo facciano ad Avellino e non a San Giorgio, Comune di elezione della consigliera?

giovedì 18 gennaio 2018

Torniamo a parlare di acqua bene comune e di una consigliera che usa strumentalmente la questione acqua per mostrare che lei esiste!!!

Basta fare una semplice ricerca su google e digitare "aumento tariffe alto calore" per vedere che ci sono post su post, note e comunicati di sindacati, associazioni di consumatori amministratori locali e chi più ne ha più ne metta che dal 2009 si lamentano di continui aumenti delle tariffe idriche.
Tutti a lamentarsi, tutti a protestare … MA SOLO A PAROLE!!!
Ancora oggi, qualche sindaco alza la voce e qualche sparuto consigliere comunale, pentastellato peraltro, invece di entrare nel merito del problema acqua, lo strumentalizza per far vedere che fa opposizione!
CHIACCHIERE, CHIACCHIERE!!! SOLO CHIACCHIERE!!!
E per capirlo basta poco. 
Basta fare il giusto percorso a ritroso per vedere che tutto quanto si sta realizzando oggi, ovvero lo sfacelo di Alto Calore Servizi, è stato costruito apposta nel tempo da quegli stessi che di Alto Calore si sono appropriati per farla poi rientrare nel più ampio progetto nazionale della svendita ai privati della gestione dei servizi pubblici, acqua compresa!
Ma andiamo nell’ordine: nel luglio 2013, Lello De Stefano, in quota PD, viene eletto presidente dell'Alto Calore Servizi. In quel momento storico, a livello nazionale Governa il PD con Enrico Letta. Nel febbraio 2014 inizia il Governo Renzi, anch’esso PD.
Durante il Governo Renzi si susseguono una serie di provvedimenti fondamentali per comprendere il punto dove siamo oggi:
• lo Sblocca Italia (D. L. n. 133/2014, convertito nella Legge n. 164/2014), che ha avuto come obiettivo principale la concentrazione dei servizi pubblici locali nelle mani di poche grandi multi-utility capaci di competere all’estero e ha previsto che divenisse “gestore unico” (obbligatorio per ogni ambito territoriale) chi ha già in mano il servizio “per almeno il 25 % della popolazione” ( ovvero A2A, Iren, Hera e la famosa Acea che possiede il 15% delle quote di Gesesa etc) e poi la legge di Stabilità (legge 23 dicembre 2014, n. 190) ha incentivato i Comuni a privatizzare i servizi pubblici a rete (acqua inclusa) attraverso sconti sul Patto di Stabilità interno.
• il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della legge Madia, che, nei fatti indica ai comuni come la ripubblicizzazione dell’acqua debba essere solo una delle vie possibili, e ovviamente non la preferibile. Ed in più cancella di fatto anche l’altro referendum, quello sulla tariffa ovvero stabilisce che si tornerà a leggere in bolletta la voce la “adeguata remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato”
• la cancellazione dell'art. 6 della Legge per la Ripubblicizzazione dell'Acqua [legge “figlia” della Legge d’iniziativa popolare in materia promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua ma gradatamente depotenziata], ovvero l'abolizione di quella norma che prevede che l'acqua sia pubblica, che la gestione dell'acqua sia pubblica e che le infrastrutture dei servizi idrici siano pubbliche
Segue a livello regionale la legge di riordino del servizio Idrico nr. 15/2015 il cui art. 21 recita: “ai soggetti gestori titolari di affidamenti conformi al regime pro tempore di cui all’art. 172 del decreto legislativo n. 152/2006, al fine di favorire sinergie operative di gestione del ciclo, sono consentite, nel rispetto della normativa nazionale, operazioni societarie volte all’aggregazione e razionalizzazione delle gestioni esistenti, da attuare in conformità a quanto previsto dall’art. 3 bis del decreto legislativo n. 138/2011, anche ai fini della razionalizzazione delle partecipazioni degli enti territoriali (diminuzione delle cosiddette società partecipate)”.
Questa è la pezza d’appoggio per la tanto ipotizzata fusione di Alto Calore e Gesesa, cosa che è stata poi superata nel 2016 dal Progetto del Governatore della Puglia Emiliano, eminente esponente del PD, di creare l’Acquedotto del Sud.
Questo progetto si è evoluto nel tempo arrivando ai giorni nostri e acquisendo forza proprio poco tempo prima dello scioglimento delle Camere attraverso l’approvazione dell’emendamento Ginefra alla Legge di Stabilità, emendamento che prevede il prolungamento della concessione di Acquedotto Pugliese fino al 2021 e il trasferimento delle competenze dell’Ente Irrigazione in una nuova società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni (Puglia Campania e Basilicata), l’Acquedotto Meridionale appunto.
Quindi, secondo il progetto del PD, l’Ente Irrigazione, che gestisce gli invasi, verrà trasformata in una nuova società all’interno della quale le Regioni, Puglia, Campania e Basilicata, potranno conferire, in tutto o in parte, partecipazioni al capitale di società attive in settori o servizi idrici correlati.
In questa ottica, la Puglia, proprietaria in toto delle quote di Acquedotto Pugliese, trasferirebbe la propria parte nella nuova società, all’interno della quale avrebbe la maggioranza assoluta.
Questo progetto, secondo, il Presidente della Commissione Bilancio alla Camera, il PD Boccia, è perfettamente in linea con la Riforma degli invasi da lui proposta come relatore e che contiene un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro.
Fin qui sembrerebbe un progetto innovativo e positivo, che porterebbe alla normalizzazione delle tariffe e a nuovi investimenti per le reti e la loro manutenzione.
Quello che non viene detto, però, è che dietro il paravento di una governance affidata ad AQP, le cui quote sono della Regione Puglia, tutte le altre società di gestione hanno forti percentuali di partecipazione privata.
In questo giochetto, Alto Calore, che nel frattempo resta, per decisione dell’assemblea dei sindaci a maggioranza PD, gestore provvisorio fino al 2050, entrerà a pieno diritto, perché quella dell’ingresso nell’Acquedotto Meridionale è l’unica soluzione che consentirà di assorbire tutto il gigantesco debito accumulato .
In buona sostanza, quindi, il debito non è la motivazione dei disservizi e della scarsa manutenzione, bensì è insieme a loro la foglia di fico che nasconde il vero scopo : la svendita del servizio idrico ai privati!

Tutto ciò detto, davvero c’è qualcuno, consigliera pentastellata compresa, che crede che quatto o cinque sindaci avrebbero potuto fermare, proprio adesso che è in dirittura di arrivo, quello che è un disegno ormai maturo del Governo, del PD Nazionale e del PD Pugliese in particolare???
E, soprattutto, davvero la consigliera pentastellata di San Giorgio pensa che, in periodo elettorale specialmente, il PD possa farsi sfuggire la ghiotta occasione di spingere i propri sindaci da un carrozzone in declino a quel nuovo grande soggetto di interesse economico, cui il PDino Boccia farà destinare un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro???
Perché, di grazia,la consigliera, invece di giocare “a chi vatte e a chi prumette”, non ci fa sapere le motivazioni per le quali non risponde all’invito farsi promotrice dell’adesione del nostro Comune alla Carta di Bari per la salvaguardia delle fonti e degli acquedotti del Sud? 
Perché non interroga il Sindaco sull’argomento? Perché non ci fa sapere quali sono le azioni che vuole intraprendere a livello locale per informare la popolazione sulle prospettive di ripubblicizzazione del servizio idrico sul modello di Torino ad esempio?
Si è, forse, dimenticata che la nuova legge regionale di riordino del servizio idrico prevede una politica sull’acqua pubblica in continuità con quella della giunta Caldoro che era stata bocciata dalla Corte costituzionale, oltre ad essere in contrasto con il voto degli italiani nel referendum del 2011?
Non ha pensato nemmeno per un attimo che quando quest’estate è andata dal Presidente dell’ATO Colucci è andata dall’acquaiuolo a chiedere se l’acqua è fresca?
Ora più che mai, dopo quanto accaduto con la recente Legge di Bilancio, è chiaro che l’intento della politica è quello di arrivare direttamente alle fonti del mezzogiorno ed è necessario che tutti facciano la propria parte.
Consigliera compresa.






venerdì 29 dicembre 2017

Acquedotto Pugliese prepara le basi per la multiutility!!!



Acquedotto pugliese passa alla fase 2 entrando con la sua controllata ASECO, che già gestisce la stazione di compostaggio dei fanghi di Ginosa, nell'ambito dei rifiuti!!!
Dal 22 dicembre, infatti, la ASECO controlla, su ordinanza di Emiliano, l'impianto SIA di Cerignola, mettendo il primo mattone per la multiutility che ha in programma di creare Emiliano!!!

#nonditemichenonvelavevodetto

Banca Europea degli Investimenti eroga ad AQP un finanziamento di 200 milioni di euro

Subito dopo l'impegno del governo a creare l'Acquedotto Meridionale, arriva oggi l'annuncio della Banca Europea d'Investimenti di un finanziamento di 200 milioni di euro per le infrastrutture dell'Acquedotto Pugliese.
QUESTO SIGNIFICA CHE L'EUROPA AVALLA, ANZI FAVORISCE LA NUOVA FORMA DI GESTIONE CHE APRE AI PRIVATI!!!

L’Ente Idrico della Campania è favorevole all'Acquedotto Meridionale!

L’Ente Idrico della Campania, attraverso il presidente del Consiglio di distretto Irpinia-Sannio, Giovanni Colucci, ed il numero uno regionale, Luca Mascolo, fa emergere ad una sola voce: «Fermo restando che bisognerà prima conoscere nel dettaglio le condizioni di partecipazione, e qui toccherebbe all’Ente Idrico della Campania, Alto Calore avrebbe tutto da guadagnarci. Certamente l’ipotesi sarebbe da preferire alla possibilità di una gara europea»
Un altro aspetto a proposito del quale la costituzione di un grande gestore pubblico del Sud potrebbe giovare alla causa dell’Alto Calore, secondo l’Eic, è quello economico. Soprattutto se, come si ipotizza, il governo investirà ingenti risorse nell’iniziativa. A questo punto, la massa debitoria della società di Corso Europa – scenario remoto ma non impossibile – potrebbe essere affrontata. «Il gestore del Sud – chiosano quindi Mascolo e Colucci – potrebbe rappresentare un strada positiva per l’Alto Calore».

QUI l'articolo completo
L’emendamento Ginefra alla Legge di Bilancio 2018, approvato non nella sua forma originaria ma in una forma mediata che prevede il prolungamento della concessione di Acquedotto Pugliese fino al 2021 e il trasferimento delle competenze dell’Ente Irrigazione in una nuova società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni (Puglia Campania e Basilicata), costituisce l’appoggio normativo di cui il Governo PD aveva bisogno per creare il grande Acquedotto Meridionale, come proposto ed auspicato da Michele Emiliano!!!

Ma, praticamente, cosa accadrà?

Accadrà che l’Ente Irrigazione, che gestisce gli invasi, verrà trasformata in una nuova società all’interno della quale le Regioni, Puglia, Campania e Basilicata, potranno conferire, in tutto o in parte, partecipazioni al capitale di società attive in settori o servizi idrici correlati.
In questa ottica, la Puglia, proprietaria in toto delle quote di Acquedotto Pugliese, trasferirebbe la propria parte nella nuova società, all’interno della quale avrebbe la maggioranza assoluta.
Questo progetto, secondo, il Presidente della Commissione Bilancio alla Camera, il PD Boccia, è perfettamente in linea con la Riforma degli invasi da lui proposta come relatore e che contiene un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro.
Fin qui sembrerebbe un progetto innovativo e positivo, che porterebbe alla normalizzazione delle tariffe e a nuovi investimenti per le reti e la loro manutenzione.

Quello che non viene detto, però, è che dietro il paravento di una governance affidata ad AQP, le cui quote sono della Regione Puglia, tutte le altre società di gestione hanno forti percentuali di partecipazione privata.

In Campania, ma anche nel Lazio, Toscana e Umbria domina ACEA, una Società per Azioni sostanzialmente controllata dalla SUEZ, multinazionale francese dell’acqua. In Campania ACEA è presente con GORI e GESESA. 
In Campania, però, è attiva anche la società Acqua Campania SpA che gestisce importantissime fonti e che è affidataria della ristrutturazione dell’intera rete delle fonti regionali che la Regione avrebbe dovuto trasferire ai gestori locali, unitamente alle risorse economiche. 
Acqua Campania è al 47,9% della VIANINI SpA di Caltagirone (quindi Suez/Acea) e per il 52,1% di VEOLIA SpA, altra multinazionale francese nel campo dei servizi.
Oltre che in Acqua Campania, VEOLIA è presente, attraverso Veolia Acqua Srl in tutto in nord Italia, in Toscana e a Latina. Il Gruppo Veolia Water, attraverso la divisione Solutions & Technologies ha in Italia altre partnership attraverso la So. Ri.Cal., operativa in Calabria per la gestione di acqua all’ingrosso. La Società Risorse Idriche Calabresi SpA – So.Ri.Cal. appunto, è la società mista a prevalente capitale pubblico regionale [53,5% Regione Calabria; 46,5% Acque di Calabria s.p.a. (100% Veolia)] a cui è stata affidata la gestione, il completamento, l’ammodernamento e l’ampliamento degli schemi idrici di grande adduzione, accumulo e potabilizzazione della Regione Calabria.


Tutto ciò premesso, è evidente che il progetto dell’Acquedotto Meridionale, così come è stato preparato dal Governo Gentiloni a guida Pd, porta avanti l’idea della progressiva privatizzazione dei servizi iniziata da l Governo Renzi con lo Sblocca Italia 2014, la legge di Stabilità 2015, il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della legge Madia e con la cancellazione dell'art. 6 della Legge per la Ripubblicizzazione dell'Acqua, che sancisce il depotenziamento della legge originaria figlia del lavoro del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua.
E’ altrettanto evidente, ormai anche ai meno informati, che la crisi idrica è stata creata e progressivamente alimentata dalla politica nazionale per assetare la gente e costringerla ad accettare qualsiasi soluzione pur di avere l’acqua nei rubinetti!
Purtroppo, però, quando, insieme agli attivisti del Meetup Amici di Beppe Grillo di San Giorgio ho provato a spiegarlo alle persone sono stata derisa, attaccata, considerata un’illusa perché la soluzione proposta, ovvero la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, veniva considerata una soluzione più romantica che realizzabile.
Da sola ho partecipato ad incontri con esperti, ad approfondimenti sul tema della ripubblicizzazione dei servizi, ho studiato le leggi ed ho cercato in tutti i modi di rendere partecipe la comunità sangiorgese, la quale ha preferito farsi guidare dall’odio momentaneo nei confronti dell’Alto Calore, considerata la responsabile della fantomatica crisi, senza guardare mai a lungo termine e a pensare a quelli che sarebbero stati gli scenari futuri, ovvero questi che stiamo vivendo oggi.
In questo terreno fertile dell’esasperazione ci hanno sguazzato tutti e particolarmente la lista pentastellata che ha basato la campagna elettorale per le comunali proprio sull’acqua senza però dare seguito alle promesse, a parte un esposto sui debiti di Alto Calore e insistendo, invece, sul concetto della crisi idrica mentre il vero problema era contrastare la svendita delle fonti e della gestione del servizio idrico ai privati, cosa che sta accadendo adesso!!!
Oggi il Governo PD sta facendo tutto quello che avevo ipotizzato e ad oggi sull’argomento si registra il totale silenzio della consigliera pentastellata di San Giorgio ,la quale, ancora una volta come per il caso dell’inquinamento della Villa Comunale, ha scelto di tacere, non avendo, probabilmente, argomenti per spiegare la sua totale mancanza di interesse sul tema della ripubblicizzazione del servizio idrico.
Del resto, lo ricordiamo, non era nemmeno presente all’unico momento unitario degli attivisti irpino sanniti, quando fu formulata la proposta per la trasformazione di Alto Calore in Società speciale di diritto pubblico, proposta da me prestentata al Comune di San Giorgio e non da altri!
Ad oggi la consigliera pentastellata, che dovrebbe avere tra le sue stelle anche l’ACQUA BENE COMUNE, non ha detto una parola sugli emendamenti alla legge di bilancio 2018 che stanno offrendo su un piatto d’argento le fonti del sud alle multinazionali dell’acqua e con questo suo tacere e con la sua inerzia, ancora una volta, sta venendo meno al suo dovere di portavoce del M5S.
Tuttavia, poiché noi cittadini attivi consideriamo prioritario difendere il risultato del Referendum sull’acqua che sancisce il concetto che l’acqua debba essere fuori dal mercato e anche perché a Natale tutti siamo più buoni, mi permetto di suggerire alla consigliera di sostenere la mia Istanza al Comune di San Giorgio affinché l’Ente aderisca alla Carta di Bari per la salvaguardia delle fonti e degli acquedotti del Sud, carta che chiede ai Comuni di agire per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato opponendosi a ogni forma di speculazione.[http://sangiorgioacinquestelle.blogspot.it/…/aderiamo-alla-…]
Questo è un momento difficile ma non possiamo più rimanere a guardare mentre le multinazionali ci tolgono quello che è un nostro diritto!. E’ necessaria un’ampia mobilitazione popolare alla quale spero San Giorgio del Sannio saprà dare il suo contributo.
#nonditemichenonvelavevodetto

QUI SI PUO' VEDERE COME LA COSA VENGA DA LONTANO


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