giovedì 18 gennaio 2018

Torniamo a parlare di acqua bene comune e di una consigliera che usa strumentalmente la questione acqua per mostrare che lei esiste!!!

Basta fare una semplice ricerca su google e digitare "aumento tariffe alto calore" per vedere che ci sono post su post, note e comunicati di sindacati, associazioni di consumatori amministratori locali e chi più ne ha più ne metta che dal 2009 si lamentano di continui aumenti delle tariffe idriche.
Tutti a lamentarsi, tutti a protestare … MA SOLO A PAROLE!!!
Ancora oggi, qualche sindaco alza la voce e qualche sparuto consigliere comunale, pentastellato peraltro, invece di entrare nel merito del problema acqua, lo strumentalizza per far vedere che fa opposizione!
CHIACCHIERE, CHIACCHIERE!!! SOLO CHIACCHIERE!!!
E per capirlo basta poco. 
Basta fare il giusto percorso a ritroso per vedere che tutto quanto si sta realizzando oggi, ovvero lo sfacelo di Alto Calore Servizi, è stato costruito apposta nel tempo da quegli stessi che di Alto Calore si sono appropriati per farla poi rientrare nel più ampio progetto nazionale della svendita ai privati della gestione dei servizi pubblici, acqua compresa!
Ma andiamo nell’ordine: nel luglio 2013, Lello De Stefano, in quota PD, viene eletto presidente dell'Alto Calore Servizi. In quel momento storico, a livello nazionale Governa il PD con Enrico Letta. Nel febbraio 2014 inizia il Governo Renzi, anch’esso PD.
Durante il Governo Renzi si susseguono una serie di provvedimenti fondamentali per comprendere il punto dove siamo oggi:
• lo Sblocca Italia (D. L. n. 133/2014, convertito nella Legge n. 164/2014), che ha avuto come obiettivo principale la concentrazione dei servizi pubblici locali nelle mani di poche grandi multi-utility capaci di competere all’estero e ha previsto che divenisse “gestore unico” (obbligatorio per ogni ambito territoriale) chi ha già in mano il servizio “per almeno il 25 % della popolazione” ( ovvero A2A, Iren, Hera e la famosa Acea che possiede il 15% delle quote di Gesesa etc) e poi la legge di Stabilità (legge 23 dicembre 2014, n. 190) ha incentivato i Comuni a privatizzare i servizi pubblici a rete (acqua inclusa) attraverso sconti sul Patto di Stabilità interno.
• il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della legge Madia, che, nei fatti indica ai comuni come la ripubblicizzazione dell’acqua debba essere solo una delle vie possibili, e ovviamente non la preferibile. Ed in più cancella di fatto anche l’altro referendum, quello sulla tariffa ovvero stabilisce che si tornerà a leggere in bolletta la voce la “adeguata remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato”
• la cancellazione dell'art. 6 della Legge per la Ripubblicizzazione dell'Acqua [legge “figlia” della Legge d’iniziativa popolare in materia promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua ma gradatamente depotenziata], ovvero l'abolizione di quella norma che prevede che l'acqua sia pubblica, che la gestione dell'acqua sia pubblica e che le infrastrutture dei servizi idrici siano pubbliche
Segue a livello regionale la legge di riordino del servizio Idrico nr. 15/2015 il cui art. 21 recita: “ai soggetti gestori titolari di affidamenti conformi al regime pro tempore di cui all’art. 172 del decreto legislativo n. 152/2006, al fine di favorire sinergie operative di gestione del ciclo, sono consentite, nel rispetto della normativa nazionale, operazioni societarie volte all’aggregazione e razionalizzazione delle gestioni esistenti, da attuare in conformità a quanto previsto dall’art. 3 bis del decreto legislativo n. 138/2011, anche ai fini della razionalizzazione delle partecipazioni degli enti territoriali (diminuzione delle cosiddette società partecipate)”.
Questa è la pezza d’appoggio per la tanto ipotizzata fusione di Alto Calore e Gesesa, cosa che è stata poi superata nel 2016 dal Progetto del Governatore della Puglia Emiliano, eminente esponente del PD, di creare l’Acquedotto del Sud.
Questo progetto si è evoluto nel tempo arrivando ai giorni nostri e acquisendo forza proprio poco tempo prima dello scioglimento delle Camere attraverso l’approvazione dell’emendamento Ginefra alla Legge di Stabilità, emendamento che prevede il prolungamento della concessione di Acquedotto Pugliese fino al 2021 e il trasferimento delle competenze dell’Ente Irrigazione in una nuova società partecipata del Ministero dell’Economia e dalle Regioni (Puglia Campania e Basilicata), l’Acquedotto Meridionale appunto.
Quindi, secondo il progetto del PD, l’Ente Irrigazione, che gestisce gli invasi, verrà trasformata in una nuova società all’interno della quale le Regioni, Puglia, Campania e Basilicata, potranno conferire, in tutto o in parte, partecipazioni al capitale di società attive in settori o servizi idrici correlati.
In questa ottica, la Puglia, proprietaria in toto delle quote di Acquedotto Pugliese, trasferirebbe la propria parte nella nuova società, all’interno della quale avrebbe la maggioranza assoluta.
Questo progetto, secondo, il Presidente della Commissione Bilancio alla Camera, il PD Boccia, è perfettamente in linea con la Riforma degli invasi da lui proposta come relatore e che contiene un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro.
Fin qui sembrerebbe un progetto innovativo e positivo, che porterebbe alla normalizzazione delle tariffe e a nuovi investimenti per le reti e la loro manutenzione.
Quello che non viene detto, però, è che dietro il paravento di una governance affidata ad AQP, le cui quote sono della Regione Puglia, tutte le altre società di gestione hanno forti percentuali di partecipazione privata.
In questo giochetto, Alto Calore, che nel frattempo resta, per decisione dell’assemblea dei sindaci a maggioranza PD, gestore provvisorio fino al 2050, entrerà a pieno diritto, perché quella dell’ingresso nell’Acquedotto Meridionale è l’unica soluzione che consentirà di assorbire tutto il gigantesco debito accumulato .
In buona sostanza, quindi, il debito non è la motivazione dei disservizi e della scarsa manutenzione, bensì è insieme a loro la foglia di fico che nasconde il vero scopo : la svendita del servizio idrico ai privati!

Tutto ciò detto, davvero c’è qualcuno, consigliera pentastellata compresa, che crede che quatto o cinque sindaci avrebbero potuto fermare, proprio adesso che è in dirittura di arrivo, quello che è un disegno ormai maturo del Governo, del PD Nazionale e del PD Pugliese in particolare???
E, soprattutto, davvero la consigliera pentastellata di San Giorgio pensa che, in periodo elettorale specialmente, il PD possa farsi sfuggire la ghiotta occasione di spingere i propri sindaci da un carrozzone in declino a quel nuovo grande soggetto di interesse economico, cui il PDino Boccia farà destinare un programma di investimenti pari a 250 milioni di euro???
Perché, di grazia,la consigliera, invece di giocare “a chi vatte e a chi prumette”, non ci fa sapere le motivazioni per le quali non risponde all’invito farsi promotrice dell’adesione del nostro Comune alla Carta di Bari per la salvaguardia delle fonti e degli acquedotti del Sud? 
Perché non interroga il Sindaco sull’argomento? Perché non ci fa sapere quali sono le azioni che vuole intraprendere a livello locale per informare la popolazione sulle prospettive di ripubblicizzazione del servizio idrico sul modello di Torino ad esempio?
Si è, forse, dimenticata che la nuova legge regionale di riordino del servizio idrico prevede una politica sull’acqua pubblica in continuità con quella della giunta Caldoro che era stata bocciata dalla Corte costituzionale, oltre ad essere in contrasto con il voto degli italiani nel referendum del 2011?
Non ha pensato nemmeno per un attimo che quando quest’estate è andata dal Presidente dell’ATO Colucci è andata dall’acquaiuolo a chiedere se l’acqua è fresca?
Ora più che mai, dopo quanto accaduto con la recente Legge di Bilancio, è chiaro che l’intento della politica è quello di arrivare direttamente alle fonti del mezzogiorno ed è necessario che tutti facciano la propria parte.
Consigliera compresa.






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